[ITokyo
La cantante pop californiana Gwen Stefani le imita e le esalta nella sua canzone Harajuku Girls. Spuntarono dal nulla in una domenica d'estate del 1997 che sembra lontanissima, oggi sono un'attrazione mondiale, le teen-agers che hanno reso celebre il quartiere Harajuku di Tokyo. Passano i weekend lì, a passeggiare sulla Omote-sando, a mangiare crèpes dolci e profumate, a far niente, a sorridere disinibite e a tirare la lingua ai fotografi. Sfoggiano ogni weekend cento nuove mode che elaborano loro con un'unica regola: non esistono regole, cioè gli stilisti e le grandi marche non contano più nulla, perché a comandare sono i capricci individuali e la fantasia bizzarra delle Harajuku Girls.
Il travestimento
Combinano stracci vecchi insieme a costosi capi firmati delle loro mamme; abiti da samurai o da geisha dell'antica tradizione giapponese; divise regolamentari da scolaretta-lolita provocatoriamente accorciate; accessori punk-gotico o neohippy o da clown o quant'altro suggerisce una immaginazione maliziosa. È nato come un gioco, è cresciuto fino a diventare un fenomeno di costume e un pezzo di antropologia contemporanea. Attira giovani emuli da tutto il Giappone. Seduce stilisti italiani francesi e americani in pellegrinaggio qui alla ricerca d'ispirazione. Un fotografo d'arte, Shoichi Aoki, ha dedicato anni della sua carriera a collezionare i ritratti di centinaia di Harajuku Girls, ciascuna con il suo personalissimo travestimento. Poi è spuntato un trend concorrente nel vicino quartiere di Shibuya, con le Shibuya Girls dallo stile più sexy, decise a farsi notare dagli animatori di show televisivi: è nato un magazine dedicato solo a loro. Con il radicale rifiuto di farsi dettare le mode da altri, con la loro inventiva sfrenata, i teenagers giapponesi hanno una lunghezza d'anticipo sui nostri, e il mondo intero se n'è accorto.
Che l'Occidente sia invaso da miti e stili venuti da Tokyo non è una novità. Il sushi è la dieta più diffusa da Soho a Brera, il regista americano Quentin Tarantino ha venerato l'estetica marziale del cinema nipponico nei cult-movie Kill Bill, Louis Vuitton fa disegnare le borse da Murakami Takashi, e la giovane avanguardia artistica di Tokyo cresciuta sui fumetti manga è la vera erede di Andy Warhol. Quello che non era ancora chiaro, però, è quanto questo nuovo Giappone sia diventato "il" Giappone: quanto cioè la vena trasgressiva, individualista e anarchica è diventata un tratto forte della fisionomia nazionale.
L'intuito di Koizumi
A intuirlo è stato per una volta un leader di governo, il primo ministro Junichiro Koizumi. Il trionfo alle elezioni dell'11 settembre, che gli ha garantito una maggioranza parlamentare schiacciante, è più di un evento politico. È la rivelazione di una metamorfosi nazionale. Non importa che il suo partito liberaldemocratico sia al potere da mezzo secolo, né che a 63 anni compiuti il premier appartenga alla generazione dei nonni delle Harajuku Girls. Il carisma che Koizumi sprigiona, il personaggio pubblico che si è costruito abilmente in questi anni la dice lunga sulla sua scelta di campo lungo la linea di frattura generazionale. È divorziato e single in un paese dominato per secoli dal rispetto confuciano dei valori familiari. Ha lanciato un cd-compilation delle sue canzoni preferite di Elvis Presley e si lascia fotografare con le star del cinema e della pop-music nelle discoteche della Tokyo by night. Porta capelli lunghi e vestiti casual invece del doppiopetto grigio dei suoi colleghi. È rilassato e divertente davanti alle telecamere, non ossequioso e reticente come gli altri politici.
Soprattutto, in una civiltà che era dominata dalla cultura del gruppo, dall'obbedienza alle regole dell'organizzazione (esercito o azienda, scuola o famiglia), da un conformismo disciplinato, Koizumi è un monumento vivente all'individualismo. Ha personalizzato la campagna elettorale, ha umiliato i notabili del suo partito, ha fatto politica usando il pronome "io". Inoltre il suo cavallo di battaglia - la privatizzazione delle Poste - è una rottura con decenni di assistenzialismo, è l'abiura di un dirigismo economico quasi socialista, l'inizio della fine del "capitalismo comunitario" made in Japan. Koizumi recita la sua parte in modo da smentire tutto quello che credevamo di sapere sul Giappone. Il risultato delle urne gli ha dato ragione. C'era qualcosa di serio dietro gli estrosi sberleffi creativi delle Harajuku Girls.
Il post-industriale
Da quando nel 1989 la grandiosa macchina da guerra dell'economia giapponese si è fermata, alla sclerosi dell'establishment economico e dell'antico ordine sociale ha risposto una formidabile esplosione di creatività, dal design alla moda, dalla musica alla pittura d'avanguardia. Un'analogia storica è con l'Inghilterra degli anni Sessanta: la stessa transizione dolorosa verso una società post-industriale, la decadenza di un vecchio ordine sociale moralista e conservatore, la lacerazione generazionale che là generò i Beatles e i Rolling Stones, Mary Quant e la Mini Morris, gli hooligans e Arancia meccanica.
Per capire quanto sia dirompente la frattura generazionale a Tokyo basta il termine con cui i giapponesi definiscono chi ha meno di trent'anni: shinjinrui, letteralmente "la nuova razza". Quasi che agli occhi del vecchio Giappone fossero dei mutanti, alieni venuti da un altro pianeta. Nella sua fascia più giovane la nuova razza non presenta sempre il volto giocondo o stralunato delle Harajuku Girls. C'è un lato oscuro, tragico e violento della ribellione. I giovani che respingono la tradizione e l'autorità degli anziani non lo fanno solo componendo simbolici caleidoscopi di vestiti colorati. Da dieci anni la polizia giapponese registra una escalation della criminalità minorile. I teen-agers tra i 14 e i 19 anni, pur rappresentando solo il 7% della popolazione, sono coinvolti nel 50% degli arresti per crimini violenti, inclusi gli omicidi. Di fronte a forme di severità e disciplina scolastica ancora (per noi) ottocentesche, esplodono improvvise e incontrollabili delle vere e proprie "epidemie" di insubordinazione selvaggia, spesso fin dalle classi elementari.
Tra le studentesse liceali di buona famiglia dilaga la prostituzione occasionale, per procacciarsi denaro con cui comprare abiti firmati e gadget elettronici di lusso. Dietro l'apparenza gioiosa dell'individualismo trasgressivo talvolta appare il baratro della disperazione. Una insegnante di scuola media di Okinawa ha raccontato quel che accadde il giorno in cui diede agli studenti un tema in classe su "che tipo di persona volete diventare da grandi e quali cose volete realizzare nella vostra vita". Alcuni rimasero a lungo con gli sguardi fissi nel vuoto senza scrivere una riga, poi scoppiarono a piangere.
Generazione senza padri
I sociologi alla ricerca di una spiegazione razionale l'hanno chiamata "la generazione senza padri". Non tanto per via di divorzi e separazioni (pure in aumento), quanto per l'etica del lavoro che ha regolato e continua a stritolare la vita di molti maschi adulti: al servizio dell'azienda dall'alba alle dieci di sera, spesso anche il sabato e la domenica. I ragazzi sono cresciuti senza quasi mai incontrare il padre. Un'assenza resa oggi più destabilizzante dal fatto che le donne si rassegnano sempre meno alla tradizionale gerarchia nei ruoli familiari.
Crescendo questi teen-agers scoprono un'altra economia giapponese che per i loro padri sembra una giungla misteriosa e feroce. Addio alla tranquilla prevedibilità della vita dell'uomo in doppiopetto grigio, ai binari che portavano dalla scuola all'università all'azienda, al tran tran della carriera d'ufficio con il posto garantito fino alla pensione. Il 50% dei giovani giapponesi che lasciano gli studi dopo la maturità, e il 30% dei laureati, cambiano lavoro almeno ogni tre anni. Perché quindici anni di stagnazione economica hanno inaridito gli sbocchi; perché anche le multinazionali giapponesi delocalizzano in Cina e tagliano i costi fino all'osso; infine perché i giovani stessi aborriscono l'idea del posto fisso a vita che dava sicurezza ai padri.
"Il part-time ha avuto un'esplosione che sarebbe stata impensabile nel Giappone di una volta - osserva l'economista Takuro Morinaga autore de L'economia della sopravvivenza - oggi più di un terzo degli occupati lavorano a tempo parziale, con contratti a termine, o altre forme instabili e precarie. In questa evoluzione è l'intera società giapponese ad avere subito una trasformazione drastica". È una società dura, dove il costo della vita è tra i più cari del mondo ma il 40% dei lavoratori a part-time guadagna meno di 750 euro al mese. Tuttavia il mondo giovanile ha interiorizzato questa insicurezza fino a trasformarla in una scelta di vita, in un sistema di valori. Lo conferma il consolidarsi nel gergo corrente del neologismo coniato per i giovani che fanno lavoretti brevi, precari e dequalificati, con l'orgoglio o l'illusione di essere più liberi: si chiamano "freeter", un'invenzione giapponese che unisce l'inglese "free" (libero) col tedesco "Arbeiter" (lavoratore). È questo il cambio di atmosfera che Koizumi ha cavalcato proponendo più mercato e meno Welfare, un futuro ancora più flessibile e senza garanzie.
Guerra e nazionalismo
Non tutto quel che dice e fa Koizumi è uno specchio fedele della nuova razza. Il 35enne Takahashi Jun, ex cantante punk dei Tokyo Sex Pistols, habitué di Harajuku, oggi è lo stilista di avanguardia considerato l'erede di Miyake Issey. Quando il premier va a visitare il tempio Yasukuni dove sono onorati dei criminali di guerra, facendo infuriare Cina e Corea, secondo Takahashi "rappresenta un punto di vista della sua generazione, un vecchio atteggiamento che non corrisponde ai sentimenti di tutti i giapponesi". Con la sua decisione di mandare truppe giapponesi in Iraq, Takahashi è secco: "Non capisco come possa farla franca". Tuttavia neanche i giovani sono impermeabili al revival del nazionalismo.
È arduo leggere dentro l'animo dei shinjinrui, gli under 30, capire cosa pensano di grandi temi come la guerra, il passato imperialista, in un paese dove su Nanchino Pearl Harbor e Hiroshima si è steso per decenni un velo di ambigua reticenza. Murakami Takashi, che oltre a disegnare per Vuitton è il guru dell'arte visuale d'avanguardia, porta in giro per il mondo un'esposizione di pittori giapponesi intitolata Little Boy, il nomignolo che gli americani diedero alla prima bomba atomica. Le immagini dei giovani artisti mescolano con geniale disinvoltura il linguaggio della pubblicità e quello dei videogame, l'iconografia buddista e i fumetti pornografici; Godzilla, il fungo atomico e lo tsunami. L'occhio occidentale rimane turbato dal continuo accostamento di immagini di bambine e violenza, con quella venatura di pedofilia presente in tanti fumetti giapponesi divorati da milioni di lettori di ogni età e sesso. Nella pop-art nipponica appaiono altre creature infantili dai corpi minuscoli (Little Boy) e dalle teste immense, con lo sguardo incollato agli schermi dei computer, che giocano alla distruzione del mondo. Ricordano i ragazzi veri che incontri a migliaia ogni sabato sera in quei formicai luccicanti di fantascienza che sono le sterminate sale di videogiochi di Tokyo. Loro sono i gemelli delle Harajuku Girls. Dopo la discoteca, quando l'ultimo metrò è partito e tornare a casa in taxi (data l'immensità della megalopoli) costerebbe lo stipendio di un mese, i ragazzi affittano a ore dei loculi elettronici, isolati ovattati e confortevoli come piccole capsule spaziali, dove si può passare la notte immersi nello stordimento degli effetti speciali. Si isolano nella tempesta magnetica della realtà virtuale, finché scivolano nel sonno per qualche ora. Quando sorge il sole il giovane popolo della notte riemerge sbadigliando dalle migliaia di celle dei videogame, con gli occhi gonfi e i timpani indolenziti. È l'ora di tornare al lavoro part-time, l'alba di una nuova giornata da "freeter".
(9 ottobre 2005)
[FTOKYO
Le chanteur pop californien Gwen Stefani les imite et il les exalte dans sa chanson Harajuku Girls. Ils sortirent du rien dans une dimanche d'été de 1997 qui semble très lointain, aujourd'hui sont une attraction mondiale, le teen-agers qui ont rendu celebre le quartier Harajuku de Tokyo. Ils passent le weekend là, à se promener sulla omote- Sando, à manger crèpes doux et parfumés, à faire rien, à sourire décomplexées et à tirer la langue ai photographes. Ils arborent chaque weekend cent nouvelles mode qu'elles les élaborent avec une unique règle : elles n'existent pas des règles, c'est-à-dire les stylistes et les grandes marches ne comptent plus rien, parce qu'à commander ils sont les caprices individuels et la fantaisie bizzarra du Harajuku Girls. Le déguisement Ils combinent des chiffons vieux ensemble à me coûte chefs signés de leurs mamans ; vêtements de samurai ou de geisha de l'ancienne tradition giapponese ; des devises réglementaires de scolaretta-lolita provocatricement écourtées ; accessoires punk-gotico ou neohippy ou clown ou quant'd'autre suggère une imagination malicieuse. Il est né comme un jeu, a crû fin devenir un phénomène de coutume et un morceau d'anthropologie contemporaine. Il attrait des jeunes émules de tout le Japon. Il séduit des stylistes italiens français et américains en pèlerinage ici à la recherche d'inspiration. Je photagraphie d'art, de Shoichi Aoki, a dédié des ans de sa carrière à collezionare retraites de centaines de Harajuku Girls, ciascuna avec son très personnel déguisement. Ensuite il est sorti un trend concurrent dans le quartier voisin de Shibuya, avec la Shibuya Girls du style plus sexy, décida à se faire remarquer des animateurs de show télévisés : il est né des magazine dédié seulement à elles. Avec le radical je refuse de se faire dicter le mode d'autres, avec leur imagination desserrée le frein, le teenagers japonais ont une longueur d'avance sur les nôtre, et le monde entier si n'est avisé. Que l'Occident soit envahi de mythes et styles venus de Tokyo n'est pas une nouveauté. Les sushi est la diète plus répandue de Soho à Brera, le réalisateur américain Quentin Tarantino a vénéré le esthétique martial du cinéma nippon dans le cult-movie Kill Bill, Louis il y à Vuitton dessiner les bourses de Murakami Takashi, et la jeune avant-garde artistique de Tokyo crû sur les bandes dessinées manga est la vraie erede d'Andy Warhol. Ce qui n'était pas encore clair, cependant, est combien de ce nouveau Japon soit devenu "le" Japon : combien c'est-à-dire la veine trasgressiva, individualista et anarchique est devenu un trait fort de la physionomie nationale. L'intuito de Koizumi à intuirlo a été pour une fois un leader de gouvernement, le premier ministre Junichiro Koizumi. Le triomphe aux élections des 11 settembre, qu'elle lui a garanti une majorité parlementaire écrasante, est plus qu'un évènement politique. Elle est la révélation d'une métamorphose nationale. Il n'importe pas que son parti liberaldemocratico soit au pouvoir de demi siècle, né qui à 63 ans accomplis la premier appartiennent à la génération des pépés du Harajuku Girls. La carisma qui Koizumi dégage, le personnage je publie qu'elle s'est construite habilement dans ces ans la dit longue sur son choix de champ long la ligne de fracture générationnelle. Il est divorcé et single dans un pays dominé pour siècles du respect confucien des valeurs familiales. Il a lancé un cd-compilation de ses chansons préférées d'Elvis Presley et on laisse photagraphier avec les star du cinéma et de la pop-music dans les discothèques de la Tokyo by night. Porte cheveux longs et vêtements casual par contre del doppiopetto grigio déesses ses collègues. Il est rilassato et amusant devant les caméras, pas ossequioso et reticente comme les autres politiciens. Surtout, dans une civilisation qui était dominée de la culture du groupe, de l'obéissance aux règles de l'organisation (j'exerce ou entreprise, école ou famille), d'un conformismo discipliné, Koizumi est un monument vivant à l'individualismo. Il a personnalisé la campagne electorale, a humilié les notablex son de parti, a fait politique en m'employant pronome "". En outre son cheval de bataille - la privatisation des Poste - est une rupture avec des décennies d'assistenzialismo, est l'abjuration d'un dirigisme economique presque socialiste, entame de la fin du "capitalisme communautaire" made en Japan. Koizumi il récite sa partie de façon à démentir tout ce que nous croyions savoir sur le Japon. Le résultat des urnes elle lui a donné raison. Il y avait quelque chose sérieux derrière les estrosi de sberleffi crées vous du Harajuku Girls. Le post- industriel de lorsque en 1989 la grandiose machine de guerre de l'économie giapponese s'est arrêtée, à la sclérose de l'establishment economique et des ancien ordine social a répondu une formidable explosion de créativité, du design à la mode, de la musique à la peinture d'avant-garde. Une analogie historique est avec l'Angleterre des degli ans Soixante : la même transition douloureuse vers une societé post- industrielle, la décadence des vieux ordine social moralista et le conservateur, la déchirure générationnelle qui là engendra le Beatles et le Rolling Stones, Mary Quant et les Minium Morris, le hooligans et l'Orange mécanique. Pour comprendre combien soit brisant la fracture générationnelle à Tokyo il suffit le terme où les japonais définissent qui a moins que trente ans : shinjinrui, littéralement "la nouvelle razza". Presque qu'aux yeux du vieux Japon ils étaient des mutants, étrangeurs venus d'une autre planète. Dans sa bande plus jeune la nouvelle razza ne présente toujours à la face giocondo ou stralunato du Harajuku Girls. Il y a un côté obscur, tragique et viole de la rébellion. Les jeunes qui repoussent la tradition et l'autorité des âgés ne le font pas seul en composant des symboliques kaléidoscopes de vêtements coloriés. De dix ans la police giapponese enregistre un escalation de la criminalité minorile. Le teen-agers entre les 14 et 19 ans, aussi en représentant seulement le 7% de la population, sont impliqués dans le 50% des arrêts pour crimes violents, inclus les homicides. De front à des formes de severità et de discipline scolaire il ancre (pour nous) dues dix-neuvième siècle, explosent soudaines et incontrollables delle vraies et ses "épidémiologies" d'insubordination selvaggia, souvent fin dalle classes elémentaires. Entre les étudiantes liceali de bonne famille il envahit les prostituzione occasionnel, pour des procacciarsi argent avec lequel acheter des vêtements signés et gadget électroniques de luxe. Derrière l'apparence joyeuse de l'individualismo trasgressivo parfois apparaît le gouffre du désespoir. Un enseignant d'école moyenne d'Okinawa a recompté ce qu'il arriva le giorno dans lequel il donna aux étudiants craint en classe sur "quel type de personne voulez devenir de grands et quelles choses vous voulez réaliser dans votre vie". Certains restèrent à le long avec les regards fixes dans le vide sans à d'écrire d'une ligne, ensuite éclatèrent à pleurer. Génération sans pères les sociologues à la recherche d'une explication rationnelle l'ont appelée "la génération sans pères". Pas aussi bien pour de divorces et de séparations (aussi en augmentation), combien pour l'étique du travail qui a réglé et continue stritolare à la vie de beaucoup de mâles adultes : au service de l'entreprise de l'aube à dix heures de soir, souvent même le samedi et la dimanche. Les garçons ont crû sans presque jamais rencontrer le père. Une absence rendue aujourd'hui plus de déstabilisant du fait que les femmes se résignent toujours moins à la traditionnelle hiérarchie dans les rôles familiaux. En croissant ce teen-agers ils découvrent une autre économie giapponese qui pour leurs pères semble une jungle mystérieuse et féroce. Adieu alla tranquille prevedibilità della vie dell'uomo en doppiopetto grigio, ai binaires qui portaient dalla école all'université all'entreprise, al tran tran della carrière de bureau avec la place garantie fine alla retraite. Le 50% des jeunes japonais qui laissent les études après la maturité, et le 30% de passés la licence, change travail au moins chaque trois ans. Parce que quinze ans de stagnazione economique ont desséché les débouchés ; parce que même les multinationales japonaises delocalizzano en Chine et coupent les coûts jusqu'à l'os ; finalement parce que les jeunes mêmes abhorrent l'idée de la place je fixe à vie qui donnait sûreté aux pères. "Le part- part-time a eu une explosion qui aurait été impensable dans le Japon d'autrefois - il observe l'économiste Takuro Morinaga auteur de l'économie de la survie - aujourd'hui plus que troisième d'occupés ils travaillent à temps partiel, avec des contrats à terme, ou autres formes instables et precaries. Dans cette évolution elle est l'entière societé giapponese à avoir vite à une transformation drastique ". Elle est une societé dure, où je coûte de la vie est entre plus les chers du monde mais le 40% des travailleurs à part- part-time gagne moins que 750 euro au mois. Toutefois le monde juvénile a intériorisé cette insecurité fin la transformer dans un choix de vie, dans un système de valeurs. La confirmation la consolidation dans l'argot de courant du néologisme frappé pour les jeunes qui font des lavoretti brefs, prechers et dequalificati, avec l'orgeuil ou l'illusion d'être plus libre : ils s'appellent "freeter", une invention giapponese qui unit l'inglese "free" (libre) avec l'allemand "Arbeiter" (travailleur). Il est celui-ci le change d'atmosphère qui Koizumi a monté en proposant plus de marché et moins de Welfare, future ancre plus flexible et sans garanties. Guerre et nationalisme tout il y à ces qui dit et Koizumi n'est pas un miroir fidèle de la nouvelle razza. Les 35enne Takahashi Jun, ex chanteur punk des Tokyo Sexe Pistols, habitué de Harajuku, aujourd'hui est le styliste d'avant-garde considéré l'erede de Miyake Issey. Lorsque la premier va visiter le tempio Yasukuni où ils sont honorés des criminels de guerre, en faisant faire rage Chine et Corée, selon Takahashi "représente un point de vue de sa génération, une vieille attitude qui ne correspond pas aux sentiments de tous les japonais". Avec sa décision d'envoyer des troupes japonaises en Iraq, Takahashi est sec : "Je ne comprends pas comme il puisse la faire franche". Toutefois les jeunes ne sont imperméables au revival du nationalisme. Il est ardu léger dans l'esprit des shinjinrui, les under 30, comprendre qu'est-ce que pensent de grands thèmes comme la guerre, le passé impérialiste, dans un pays où sur Nanchino Pearl Harbor et Hiroshima s'est étendu pour des décennies voile d'ambbiguë reticenza. Murakami Takashi, qui en plus de dessiner pour Vuitton sont le guru de l'art visuel d'avant-garde, porte en tour pour le monde une exposition de peintres japonais intitulée Little Boy, le surnom que les américains donnèrent à la première bombe atomique. Les images des jeunes artistes mélangent avec géniale disinvoltura le langage de la publicité et celui du videogame, l'imagerie bouddhiste et les bandes dessinées pornografici ; Godzilla, le champignon atomique et les tsunami. Je le lorgne occidental reste troublé du rapprochement continu d'images d'enfants et de violence, avec cette venatura de pédophilie présent dans tant de bandes dessinées japonaises divorati de millions de lecteurs de chaque âge et de sex. Dans le pop-art nippone elles apparaissent autres créatures enfantines des corps minuscules (Little Boy) et des témoins immenses, avec le regard collé aux écrans des ordinateurs, qui jouent à la destruction du monde. Ils se rappellent des garçons vrais qu'il rencontre à migliaia chaque samedi soir dans ces formicai luccicanti de fantascienza qui sont détruits des salles de jeux vidéo de Tokyo. Elles sont les jumeaux du Harajuku Girls. Après la discothèque, lorsque j'achève metrò est parti et tourner à casa en taxi (donnée l'immensité des megalopoli) il coûterait le traitement d'un mois, les garçons louent à des heures des loculi électroniques, isolés ouatés et réconfortants comme petites capsules spatiales, où on peut passer la nuit plongés dans le stordimento des effets spéciaux. Ils s'isolent dans la tempête magnétique de la réalité virtuelle, finché glissent dans le sommeil pour quelque maintenant. Lorsque il se lève les seules le jeune peuple de la nuit riemerge sbadigliando des milliers de cellules du videogame, avec les yeux gonglés et les tympans indolenziti. Il est maintenant de tourner au travail part- part-time, l'aube d'une nouvelle journée de "freeter". (9 octobre 2005)
--------->>Traduit avec Babelfish s'il y elles avaient des erreurs dans le français signalées des merci <<---------