2007

2007
[ITA]un nuovo anno,un nuovo post...anche se in ritardo,vorrei sapere (in inglese,io non parlo francese) : come avete passato il capodanno?con chi?dove? =) si,sono molto curiosa!ehehehehheh baci
[F
RA]
u
n nouvel an, un nouveau post... même si en retard, je voudrais savoir (en inglese, je ne parle pas français) : comment avez-vous passé le jour de l'an?avec qui?où ? =), je suis beaucoup curieuse!ehehehehheh baisers

# Posté le jeudi 11 janvier 2007 12:41

HARAJUKU

HARAJUKU
[ITokyo
La cantante pop californiana Gwen Stefani le imita e le esalta nella sua canzone Harajuku Girls. Spuntarono dal nulla in una domenica d'estate del 1997 che sembra lontanissima, oggi sono
un'attrazione mondiale, le teen-agers che hanno reso celebre il quartiere Harajuku di Tokyo. Passano i weekend lì, a passeggiare sulla Omote-sando, a mangiare crèpes dolci e profumate, a far niente, a sorridere disinibite e a tirare la lingua ai fotografi. Sfoggiano ogni weekend cento nuove mode che elaborano loro con un'unica regola: non esistono regole, cioè gli stilisti e le grandi marche non contano più nulla, perché a comandare sono i capricci individuali e la fantasia bizzarra delle Harajuku Girls.

Il travestimento
Combinano stracci vecchi insieme a costosi capi firmati
delle loro mamme; abiti da samurai o da geisha dell'antica tradizione giapponese; divise regolamentari da scolaretta-lolita provocatoriamente accorciate; accessori punk-gotico o neohippy o da clown o quant'altro suggerisce una immaginazione maliziosa. È nato come un gioco, è cresciuto fino a diventare un fenomeno di costume e un pezzo di antropologia contemporanea. Attira giovani emuli da tutto il Giappone. Seduce stilisti italiani francesi e americani in pellegrinaggio qui alla ricerca d'ispirazione. Un fotografo d'arte, Shoichi Aoki, ha dedicato anni della sua carriera a collezionare i ritratti di centinaia di Harajuku Girls, ciascuna con il suo personalissimo travestimento. Poi è spuntato un trend concorrente nel vicino quartiere di Shibuya, con le Shibuya Girls dallo stile più sexy, decise a farsi notare dagli animatori di show televisivi: è nato un magazine dedicato solo a loro. Con il radicale rifiuto di farsi dettare le mode da altri, con la loro inventiva sfrenata, i teenagers giapponesi hanno una lunghezza d'anticipo sui nostri, e il mondo intero se n'è accorto.

Che l'Occidente sia invaso da miti e stili venuti da Tokyo non è una novità. Il s
ushi è la dieta più diffusa da Soho a Brera, il regista americano Quentin Tarantino ha venerato l'estetica marziale del cinema nipponico nei cult-movie Kill Bill, Louis Vuitton fa disegnare le borse da Murakami Takashi, e la giovane avanguardia artistica di Tokyo cresciuta sui fumetti manga è la vera erede di Andy Warhol. Quello che non era ancora chiaro, però, è quanto questo nuovo Giappone sia diventato "il" Giappone: quanto cioè la vena trasgressiva, individualista e anarchica è diventata un tratto forte della fisionomia nazionale.

L'intuito di Koizumi
A intuirlo è stato p
er una volta un leader di governo, il primo ministro Junichiro Koizumi. Il trionfo alle elezioni dell'11 settembre, che gli ha garantito una maggioranza parlamentare schiacciante, è più di un evento politico. È la rivelazione di una metamorfosi nazionale. Non importa che il suo partito liberaldemocratico sia al potere da mezzo secolo, né che a 63 anni compiuti il premier appartenga alla generazione dei nonni delle Harajuku Girls. Il carisma che Koizumi sprigiona, il personaggio pubblico che si è costruito abilmente in questi anni la dice lunga sulla sua scelta di campo lungo la linea di frattura generazionale. È divorziato e single in un paese dominato per secoli dal rispetto confuciano dei valori familiari. Ha lanciato un cd-compilation delle sue canzoni preferite di Elvis Presley e si lascia fotografare con le star del cinema e della pop-music nelle discoteche della Tokyo by night. Porta capelli lunghi e vestiti casual invece del doppiopetto grigio dei suoi colleghi. È rilassato e divertente davanti alle telecamere, non ossequioso e reticente come gli altri politici.
Soprattutto, in una civiltà che era dominata dalla cultura del gruppo, dall'obbedienz
a alle regole dell'organizzazione (esercito o azienda, scuola o famiglia), da un conformismo disciplinato, Koizumi è un monumento vivente all'individualismo. Ha personalizzato la campagna elettorale, ha umiliato i notabili del suo partito, ha fatto politica usando il pronome "io". Inoltre il suo cavallo di battaglia - la privatizzazione delle Poste - è una rottura con decenni di assistenzialismo, è l'abiura di un dirigismo economico quasi socialista, l'inizio della fine del "capitalismo comunitario" made in Japan. Koizumi recita la sua parte in modo da smentire tutto quello che credevamo di sapere sul Giappone. Il risultato delle urne gli ha dato ragione. C'era qualcosa di serio dietro gli estrosi sberleffi creativi delle Harajuku Girls.

Il post-industriale
Da quando
nel 1989 la grandiosa macchina da guerra dell'economia giapponese si è fermata, alla sclerosi dell'establishment economico e dell'antico ordine sociale ha risposto una formidabile esplosione di creatività, dal design alla moda, dalla musica alla pittura d'avanguardia. Un'analogia storica è con l'Inghilterra degli anni Sessanta: la stessa transizione dolorosa verso una società post-industriale, la decadenza di un vecchio ordine sociale moralista e conservatore, la lacerazione generazionale che là generò i Beatles e i Rolling Stones, Mary Quant e la Mini Morris, gli hooligans e Arancia meccanica.
Per capire quanto sia dirompente la frattura generazionale a Tokyo basta il termine con cui i giapponesi definiscono chi ha meno di trent'anni: shinjinrui, letteralmente "la nuo
va razza". Quasi che agli occhi del vecchio Giappone fossero dei mutanti, alieni venuti da un altro pianeta. Nella sua fascia più giovane la nuova razza non presenta sempre il volto giocondo o stralunato delle Harajuku Girls. C'è un lato oscuro, tragico e violento della ribellione. I giovani che respingono la tradizione e l'autorità degli anziani non lo fanno solo componendo simbolici caleidoscopi di vestiti colorati. Da dieci anni la polizia giapponese registra una escalation della criminalità minorile. I teen-agers tra i 14 e i 19 anni, pur rappresentando solo il 7% della popolazione, sono coinvolti nel 50% degli arresti per crimini violenti, inclusi gli omicidi. Di fronte a forme di severità e disciplina scolastica ancora (per noi) ottocentesche, esplodono improvvise e incontrollabili delle vere e proprie "epidemie" di insubordinazione selvaggia, spesso fin dalle classi elementari.
Tra le studentesse liceali di buona famiglia dilaga la prostituzione occasiona
le, per procacciarsi denaro con cui comprare abiti firmati e gadget elettronici di lusso. Dietro l'apparenza gioiosa dell'individualismo trasgressivo talvolta appare il baratro della disperazione. Una insegnante di scuola media di Okinawa ha raccontato quel che accadde il giorno in cui diede agli studenti un tema in classe su "che tipo di persona volete diventare da grandi e quali cose volete realizzare nella vostra vita". Alcuni rimasero a lungo con gli sguardi fissi nel vuoto senza scrivere una riga, poi scoppiarono a piangere.

Generazione senza padri
I sociologi alla ricer
ca di una spiegazione razionale l'hanno chiamata "la generazione senza padri". Non tanto per via di divorzi e separazioni (pure in aumento), quanto per l'etica del lavoro che ha regolato e continua a stritolare la vita di molti maschi adulti: al servizio dell'azienda dall'alba alle dieci di sera, spesso anche il sabato e la domenica. I ragazzi sono cresciuti senza quasi mai incontrare il padre. Un'assenza resa oggi più destabilizzante dal fatto che le donne si rassegnano sempre meno alla tradizionale gerarchia nei ruoli familiari.
Crescendo questi teen-agers scoprono un'altra ec
onomia giapponese che per i loro padri sembra una giungla misteriosa e feroce. Addio alla tranquilla prevedibilità della vita dell'uomo in doppiopetto grigio, ai binari che portavano dalla scuola all'università all'azienda, al tran tran della carriera d'ufficio con il posto garantito fino alla pensione. Il 50% dei giovani giapponesi che lasciano gli studi dopo la maturità, e il 30% dei laureati, cambiano lavoro almeno ogni tre anni. Perché quindici anni di stagnazione economica hanno inaridito gli sbocchi; perché anche le multinazionali giapponesi delocalizzano in Cina e tagliano i costi fino all'osso; infine perché i giovani stessi aborriscono l'idea del posto fisso a vita che dava sicurezza ai padri.
"Il part-time ha avuto un'esplosione che sarebbe stata impensabile n
el Giappone di una volta - osserva l'economista Takuro Morinaga autore de L'economia della sopravvivenza - oggi più di un terzo degli occupati lavorano a tempo parziale, con contratti a termine, o altre forme instabili e precarie. In questa evoluzione è l'intera società giapponese ad avere subito una trasformazione drastica". È una società dura, dove il costo della vita è tra i più cari del mondo ma il 40% dei lavoratori a part-time guadagna meno di 750 euro al mese. Tuttavia il mondo giovanile ha interiorizzato questa insicurezza fino a trasformarla in una scelta di vita, in un sistema di valori. Lo conferma il consolidarsi nel gergo corrente del neologismo coniato per i giovani che fanno lavoretti brevi, precari e dequalificati, con l'orgoglio o l'illusione di essere più liberi: si chiamano "freeter", un'invenzione giapponese che unisce l'inglese "free" (libero) col tedesco "Arbeiter" (lavoratore). È questo il cambio di atmosfera che Koizumi ha cavalcato proponendo più mercato e meno Welfare, un futuro ancora più flessibile e senza garanzie.

Guerra e nazionalismo
Non tutto quel che dice e fa Koizumi è uno specchio fedele della nuova razza. Il 35enn
e Takahashi Jun, ex cantante punk dei Tokyo Sex Pistols, habitué di Harajuku, oggi è lo stilista di avanguardia considerato l'erede di Miyake Issey. Quando il premier va a visitare il tempio Yasukuni dove sono onorati dei criminali di guerra, facendo infuriare Cina e Corea, secondo Takahashi "rappresenta un punto di vista della sua generazione, un vecchio atteggiamento che non corrisponde ai sentimenti di tutti i giapponesi". Con la sua decisione di mandare truppe giapponesi in Iraq, Takahashi è secco: "Non capisco come possa farla franca". Tuttavia neanche i giovani sono impermeabili al revival del nazionalismo.
È arduo leggere dentro l'animo dei shinjinrui, gli under 30, capire cosa pensano di grandi temi come la guerra, il passato imperialista, in un paese dove su Na
nchino Pearl Harbor e Hiroshima si è steso per decenni un velo di ambigua reticenza. Murakami Takashi, che oltre a disegnare per Vuitton è il guru dell'arte visuale d'avanguardia, porta in giro per il mondo un'esposizione di pittori giapponesi intitolata Little Boy, il nomignolo che gli americani diedero alla prima bomba atomica. Le immagini dei giovani artisti mescolano con geniale disinvoltura il linguaggio della pubblicità e quello dei videogame, l'iconografia buddista e i fumetti pornografici; Godzilla, il fungo atomico e lo tsunami. L'occhio occidentale rimane turbato dal continuo accostamento di immagini di bambine e violenza, con quella venatura di pedofilia presente in tanti fumetti giapponesi divorati da milioni di lettori di ogni età e sesso. Nella pop-art nipponica appaiono altre creature infantili dai corpi minuscoli (Little Boy) e dalle teste immense, con lo sguardo incollato agli schermi dei computer, che giocano alla distruzione del mondo. Ricordano i ragazzi veri che incontri a migliaia ogni sabato sera in quei formicai luccicanti di fantascienza che sono le sterminate sale di videogiochi di Tokyo. Loro sono i gemelli delle Harajuku Girls. Dopo la discoteca, quando l'ultimo metrò è partito e tornare a casa in taxi (data l'immensità della megalopoli) costerebbe lo stipendio di un mese, i ragazzi affittano a ore dei loculi elettronici, isolati ovattati e confortevoli come piccole capsule spaziali, dove si può passare la notte immersi nello stordimento degli effetti speciali. Si isolano nella tempesta magnetica della realtà virtuale, finché scivolano nel sonno per qualche ora. Quando sorge il sole il giovane popolo della notte riemerge sbadigliando dalle migliaia di celle dei videogame, con gli occhi gonfi e i timpani indolenziti. È l'ora di tornare al lavoro part-time, l'alba di una nuova giornata da "freeter".
(9 ottobre 2005)

[FTOKYO
Le chanteur pop californien Gwen Stefani les imite et il les exalte
dans sa chanson Harajuku Girls. Ils sortirent du rien dans une dimanche d'été de 1997 qui semble très lointain, aujourd'hui sont une attraction mondiale, le teen-agers qui ont rendu celebre le quartier Harajuku de Tokyo. Ils passent le weekend là, à se promener sulla omote- Sando, à manger crèpes doux et parfumés, à faire rien, à sourire décomplexées et à tirer la langue ai photographes. Ils arborent chaque weekend cent nouvelles mode qu'elles les élaborent avec une unique règle : elles n'existent pas des règles, c'est-à-dire les stylistes et les grandes marches ne comptent plus rien, parce qu'à commander ils sont les caprices individuels et la fantaisie bizzarra du Harajuku Girls. Le déguisement Ils combinent des chiffons vieux ensemble à me coûte chefs signés de leurs mamans ; vêtements de samurai ou de geisha de l'ancienne tradition giapponese ; des devises réglementaires de scolaretta-lolita provocatricement écourtées ; accessoires punk-gotico ou neohippy ou clown ou quant'd'autre suggère une imagination malicieuse. Il est né comme un jeu, a crû fin devenir un phénomène de coutume et un morceau d'anthropologie contemporaine. Il attrait des jeunes émules de tout le Japon. Il séduit des stylistes italiens français et américains en pèlerinage ici à la recherche d'inspiration. Je photagraphie d'art, de Shoichi Aoki, a dédié des ans de sa carrière à collezionare retraites de centaines de Harajuku Girls, ciascuna avec son très personnel déguisement. Ensuite il est sorti un trend concurrent dans le quartier voisin de Shibuya, avec la Shibuya Girls du style plus sexy, décida à se faire remarquer des animateurs de show télévisés : il est né des magazine dédié seulement à elles. Avec le radical je refuse de se faire dicter le mode d'autres, avec leur imagination desserrée le frein, le teenagers japonais ont une longueur d'avance sur les nôtre, et le monde entier si n'est avisé. Que l'Occident soit envahi de mythes et styles venus de Tokyo n'est pas une nouveauté. Les sushi est la diète plus répandue de Soho à Brera, le réalisateur américain Quentin Tarantino a vénéré le esthétique martial du cinéma nippon dans le cult-movie Kill Bill, Louis il y à Vuitton dessiner les bourses de Murakami Takashi, et la jeune avant-garde artistique de Tokyo crû sur les bandes dessinées manga est la vraie erede d'Andy Warhol. Ce qui n'était pas encore clair, cependant, est combien de ce nouveau Japon soit devenu "le" Japon : combien c'est-à-dire la veine trasgressiva, individualista et anarchique est devenu un trait fort de la physionomie nationale. L'intuito de Koizumi à intuirlo a été pour une fois un leader de gouvernement, le premier ministre Junichiro Koizumi. Le triomphe aux élections des 11 settembre, qu'elle lui a garanti une majorité parlementaire écrasante, est plus qu'un évènement politique. Elle est la révélation d'une métamorphose nationale. Il n'importe pas que son parti liberaldemocratico soit au pouvoir de demi siècle, né qui à 63 ans accomplis la premier appartiennent à la génération des pépés du Harajuku Girls. La carisma qui Koizumi dégage, le personnage je publie qu'elle s'est construite habilement dans ces ans la dit longue sur son choix de champ long la ligne de fracture générationnelle. Il est divorcé et single dans un pays dominé pour siècles du respect confucien des valeurs familiales. Il a lancé un cd-compilation de ses chansons préférées d'Elvis Presley et on laisse photagraphier avec les star du cinéma et de la pop-music dans les discothèques de la Tokyo by night. Porte cheveux longs et vêtements casual par contre del doppiopetto grigio déesses ses collègues. Il est rilassato et amusant devant les caméras, pas ossequioso et reticente comme les autres politiciens. Surtout, dans une civilisation qui était dominée de la culture du groupe, de l'obéissance aux règles de l'organisation (j'exerce ou entreprise, école ou famille), d'un conformismo discipliné, Koizumi est un monument vivant à l'individualismo. Il a personnalisé la campagne electorale, a humilié les notablex son de parti, a fait politique en m'employant pronome "". En outre son cheval de bataille - la privatisation des Poste - est une rupture avec des décennies d'assistenzialismo, est l'abjuration d'un dirigisme economique presque socialiste, entame de la fin du "capitalisme communautaire" made en Japan. Koizumi il récite sa partie de façon à démentir tout ce que nous croyions savoir sur le Japon. Le résultat des urnes elle lui a donné raison. Il y avait quelque chose sérieux derrière les estrosi de sberleffi crées vous du Harajuku Girls. Le post- industriel de lorsque en 1989 la grandiose machine de guerre de l'économie giapponese s'est arrêtée, à la sclérose de l'establishment economique et des ancien ordine social a répondu une formidable explosion de créativité, du design à la mode, de la musique à la peinture d'avant-garde. Une analogie historique est avec l'Angleterre des degli ans Soixante : la même transition douloureuse vers une societé post- industrielle, la décadence des vieux ordine social moralista et le conservateur, la déchirure générationnelle qui là engendra le Beatles et le Rolling Stones, Mary Quant et les Minium Morris, le hooligans et l'Orange mécanique. Pour comprendre combien soit brisant la fracture générationnelle à Tokyo il suffit le terme où les japonais définissent qui a moins que trente ans : shinjinrui, littéralement "la nouvelle razza". Presque qu'aux yeux du vieux Japon ils étaient des mutants, étrangeurs venus d'une autre planète. Dans sa bande plus jeune la nouvelle razza ne présente toujours à la face giocondo ou stralunato du Harajuku Girls. Il y a un côté obscur, tragique et viole de la rébellion. Les jeunes qui repoussent la tradition et l'autorité des âgés ne le font pas seul en composant des symboliques kaléidoscopes de vêtements coloriés. De dix ans la police giapponese enregistre un escalation de la criminalité minorile. Le teen-agers entre les 14 et 19 ans, aussi en représentant seulement le 7% de la population, sont impliqués dans le 50% des arrêts pour crimes violents, inclus les homicides. De front à des formes de severità et de discipline scolaire il ancre (pour nous) dues dix-neuvième siècle, explosent soudaines et incontrollables delle vraies et ses "épidémiologies" d'insubordination selvaggia, souvent fin dalle classes elémentaires. Entre les étudiantes liceali de bonne famille il envahit les prostituzione occasionnel, pour des procacciarsi argent avec lequel acheter des vêtements signés et gadget électroniques de luxe. Derrière l'apparence joyeuse de l'individualismo trasgressivo parfois apparaît le gouffre du désespoir. Un enseignant d'école moyenne d'Okinawa a recompté ce qu'il arriva le giorno dans lequel il donna aux étudiants craint en classe sur "quel type de personne voulez devenir de grands et quelles choses vous voulez réaliser dans votre vie". Certains restèrent à le long avec les regards fixes dans le vide sans à d'écrire d'une ligne, ensuite éclatèrent à pleurer. Génération sans pères les sociologues à la recherche d'une explication rationnelle l'ont appelée "la génération sans pères". Pas aussi bien pour de divorces et de séparations (aussi en augmentation), combien pour l'étique du travail qui a réglé et continue stritolare à la vie de beaucoup de mâles adultes : au service de l'entreprise de l'aube à dix heures de soir, souvent même le samedi et la dimanche. Les garçons ont crû sans presque jamais rencontrer le père. Une absence rendue aujourd'hui plus de déstabilisant du fait que les femmes se résignent toujours moins à la traditionnelle hiérarchie dans les rôles familiaux. En croissant ce teen-agers ils découvrent une autre économie giapponese qui pour leurs pères semble une jungle mystérieuse et féroce. Adieu alla tranquille prevedibilità della vie dell'uomo en doppiopetto grigio, ai binaires qui portaient dalla école all'université all'entreprise, al tran tran della carrière de bureau avec la place garantie fine alla retraite. Le 50% des jeunes japonais qui laissent les études après la maturité, et le 30% de passés la licence, change travail au moins chaque trois ans. Parce que quinze ans de stagnazione economique ont desséché les débouchés ; parce que même les multinationales japonaises delocalizzano en Chine et coupent les coûts jusqu'à l'os ; finalement parce que les jeunes mêmes abhorrent l'idée de la place je fixe à vie qui donnait sûreté aux pères. "Le part- part-time a eu une explosion qui aurait été impensable dans le Japon d'autrefois - il observe l'économiste Takuro Morinaga auteur de l'économie de la survie - aujourd'hui plus que troisième d'occupés ils travaillent à temps partiel, avec des contrats à terme, ou autres formes instables et precaries. Dans cette évolution elle est l'entière societé giapponese à avoir vite à une transformation drastique ". Elle est une societé dure, où je coûte de la vie est entre plus les chers du monde mais le 40% des travailleurs à part- part-time gagne moins que 750 euro au mois. Toutefois le monde juvénile a intériorisé cette insecurité fin la transformer dans un choix de vie, dans un système de valeurs. La confirmation la consolidation dans l'argot de courant du néologisme frappé pour les jeunes qui font des lavoretti brefs, prechers et dequalificati, avec l'orgeuil ou l'illusion d'être plus libre : ils s'appellent "freeter", une invention giapponese qui unit l'inglese "free" (libre) avec l'allemand "Arbeiter" (travailleur). Il est celui-ci le change d'atmosphère qui Koizumi a monté en proposant plus de marché et moins de Welfare, future ancre plus flexible et sans garanties. Guerre et nationalisme tout il y à ces qui dit et Koizumi n'est pas un miroir fidèle de la nouvelle razza. Les 35enne Takahashi Jun, ex chanteur punk des Tokyo Sexe Pistols, habitué de Harajuku, aujourd'hui est le styliste d'avant-garde considéré l'erede de Miyake Issey. Lorsque la premier va visiter le tempio Yasukuni où ils sont honorés des criminels de guerre, en faisant faire rage Chine et Corée, selon Takahashi "représente un point de vue de sa génération, une vieille attitude qui ne correspond pas aux sentiments de tous les japonais". Avec sa décision d'envoyer des troupes japonaises en Iraq, Takahashi est sec : "Je ne comprends pas comme il puisse la faire franche". Toutefois les jeunes ne sont imperméables au revival du nationalisme. Il est ardu léger dans l'esprit des shinjinrui, les under 30, comprendre qu'est-ce que pensent de grands thèmes comme la guerre, le passé impérialiste, dans un pays où sur Nanchino Pearl Harbor et Hiroshima s'est étendu pour des décennies voile d'ambbiguë reticenza. Murakami Takashi, qui en plus de dessiner pour Vuitton sont le guru de l'art visuel d'avant-garde, porte en tour pour le monde une exposition de peintres japonais intitulée Little Boy, le surnom que les américains donnèrent à la première bombe atomique. Les images des jeunes artistes mélangent avec géniale disinvoltura le langage de la publicité et celui du videogame, l'imagerie bouddhiste et les bandes dessinées pornografici ; Godzilla, le champignon atomique et les tsunami. Je le lorgne occidental reste troublé du rapprochement continu d'images d'enfants et de violence, avec cette venatura de pédophilie présent dans tant de bandes dessinées japonaises divorati de millions de lecteurs de chaque âge et de sex. Dans le pop-art nippone elles apparaissent autres créatures enfantines des corps minuscules (Little Boy) et des témoins immenses, avec le regard collé aux écrans des ordinateurs, qui jouent à la destruction du monde. Ils se rappellent des garçons vrais qu'il rencontre à migliaia chaque samedi soir dans ces formicai luccicanti de fantascienza qui sont détruits des salles de jeux vidéo de Tokyo. Elles sont les jumeaux du Harajuku Girls. Après la discothèque, lorsque j'achève metrò est parti et tourner à casa en taxi (donnée l'immensité des megalopoli) il coûterait le traitement d'un mois, les garçons louent à des heures des loculi électroniques, isolés ouatés et réconfortants comme petites capsules spatiales, où on peut passer la nuit plongés dans le stordimento des effets spéciaux. Ils s'isolent dans la tempête magnétique de la réalité virtuelle, finché glissent dans le sommeil pour quelque maintenant. Lorsque il se lève les seules le jeune peuple de la nuit riemerge sbadigliando des milliers de cellules du videogame, avec les yeux gonglés et les tympans indolenziti. Il est maintenant de tourner au travail part- part-time, l'aube d'une nouvelle journée de "freeter". (9 octobre 2005)
--------->>Traduit avec Babelfish s'il y elles avaient des erreurs dans le français signalées des merci <<--------
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# Posté le jeudi 14 décembre 2006 11:12

Modifié le jeudi 14 décembre 2006 11:30

KOGYARU

KOGYARU
[ITA]Kogyaru. Le ragazzine vivaci

13 settembre 2003. Il termine kogyaru, spesso scritto anche kogal, è un neologismo giapponese nato negli anni '90, ed è composto da un gairaigo (parola d'origine straniera), gyaru (forma giapponese dello slang americano gal, ragazza) e da un prefisso, ko (bambina). Kogyaru significa piccola ragazza, ragazzina, ed indica le giovani giapponesi fra i quindici e i vent'anni circa alla ricerca di un look particolare e un'esistenza spensierata tipica della loro età. L'etimologia del termine kogyaru è dunque semplice e non deve fornire l'occasione per assurde interpretazioni(1). Ko è un suffisso usato anche nei nomi femminili (per esempio Haruko, Keiko, etc.) e ha una valenza di vezzeggiativo. D'altronde è noto come per l'estetica giapponese ciò che è piccolo diviene carino e grazioso. Il tentativo della sociologa Sharon Kinsella di interpretare le kogyaru come un fenomeno di contestazione prodotto dalla società consumistica è aberrante e privo di fondamento scientifico. Le kogyaru si pongono obiettivi ben diversi da quelli supposti da Kinsella. Innanzitutto divertirsi, poi divertirsi e ancora divertirsi. Il loro motto è: "Se lo trovi divertente non chiederti perché". Cosa c'è di strano se le ragazzine vogliono trascorrere delle giornate piacevoli?
Fra le attività preferite dalla kogyaru c'è ballare il parapara. Il parapara è una danza già in voga nel 2000 che si balla muovendo le braccia e le gambe in un modo un po' figurato. Però lo scopo del parapara è soprattutto creare il riconoscimento nel gruppo, identificandovi attraverso l'imitazione dei movimenti del ballo. Dal punto di vista antropologico il gesto permette anche l'integrazione spazio-temporale attraverso la modulazione delle forme e del movimento. Secondo André Leroi-Gourhan l'estetica costituisce l'evoluzione umana insieme alla tecnica e al linguaggio. Questo trittico etnologico composto da tecnica, linguaggio ed estetica ha un carattere differente nell'ultima istanza. Infatti l'estetica non è determinata soltanto dalla società, ma l'individuo è coscientemente libero della scelta e può perfino creare. Le kogyaru rispecchiano quest'analisi etnologica. Esse non cercano esclusivamente l'omologazione, piuttosto ricercano la creazione di uno stile individuale. Perciò definire un abbigliamento tipico delle kogyaru sarebbe improprio. Certamente svolge un ruolo importante la divisa scolastica che ha centinaia di varianti, così quanti gli istituti scolastici. A ciò si aggiunge la facoltà di cambiare alcuni indumenti, come per esempio i calzini. In particolare, i calzini più in voga fra le kogyaru sono i ruuzu sokkusu (calzini larghi e pendenti, dall'inglese loose socks). Questi calzini larghi di colore bianco ricadono sulle scarpe coprendole parzialmente. La gonna, abitualmente una gonna corta blu scuro, si è evoluta in una minigonna a scacchi simile al tartan, di colore consono al resto della divisa. La foggia della divisa scolastica può essere alla marinara (seeraa fuku, dall'inglese sailor), ma anche un tailleur abbinato a una cravatta. Si tratta comunque di elaborazioni sulle divise dei college di tutto il mondo, a cui si aggiunge il gusto estetico delle kogyaru. Però l'abbigliamento delle kogyaru non è ristretto alla divisa scolastica, anche se questa è particolarmente amata, perché simbolo dello status di studentessa e dunque icona della gioventù. Per un certo periodo sono stati di moda gli zatteroni, le zeppe alte e gli stivali, ma anche i pantaloni larghi a zampa d'elefante. Insomma, un ripescaggio del vestiario degli anni '70. Tutto all'insegna del coloratissimo, dei colori pastello, del fluorescente, di qualcosa che sia sempre sgargiante ed evidente. Ciò con lo scopo di distinguersi assolutamente. Il motto delle kogyaru è: "Essere se stesse".
Per chi è esterno e poco confidente con questo mondo, le kogyaru possono apparire tutte uguali. Eppure i gruppi e le varie denominazioni sono estremamente differenti. Una attenta ricognizione rivelerà come realmente ogni kogyaru sia un'individualità con i propri gusti e tendenze. Perciò, per quanto riguarda l'abbigliamento, non si può fissare uno stile unico.
Il trucco usato adopera spesso fondotinta azzurri o bianchi che ingrandiscono gli occhi. Il rossetto è chiarissimo, rosa pallido oppure azzurro-violetto. Questo trucco a volte risalta sulla pelle abbronzata, detta ganguro. Ganguro gyaru è anche il nome delle ragazze che vantano un'abbronzatura eccessiva. Anche le yamanba, altro celebre gruppo di ragazze trasgressive, hanno l'usanza di abbronzarsi artificialmente. I capelli delle kogyaru sono spesso decolorati castano chiaro (chapatsu), oppure il più vistoso biondo platino con riflessi argentei. Per esigenza di chiarezza, bisogna aggiungere che il tingersi i capelli non rappresenta più una stranezza considerando che questa pratica esiste da secoli in Occidente. Tingersi i capelli era una moda già presente fra le matrone dell'Impero Romano. Molte riviste sono state dedicate alle kogyaru, consacrando il loro status di fenomeno sociale e forse calcando un po' la mano su una realtà giovanile che non ha nulla di eclatante. Fra queste riviste ricordiamo "Egg", "Urecco" e "Cream". Secondo Urasawa Naoki(2), il movimento giovanile giapponese ripeterebbe certi stilemi degli anni '70, specialmente nell'estetica, privi però della stessa ideologia. Urasawa ritiene che l'epoca attuale è segnata da una bassa crescita demografica e ciò impedirebbe la formazione di un movimento molto numeroso. Ridimensionare l'impatto della cultura giovanile giapponese non significa ignorarla. Piuttosto bisogna considerare meglio altri elementi della società che rimangono invisibili a causa di tanto clamore. Vi riesce, ad esempio, Morikawa Kaichirou che elabora una teoria complessa sulle metropoli giapponesi. In precedenza avevamo accennato come le kogyaru con le loro attività integrassero le forme e i ritmi della metropoli modulandone lo spazio e il tempo. In parole semplici, una metropoli è ciò che si svolge in essa piuttosto che lo spazio artificiale degli edifici. Dunque le kogyaru sono coloro che creano fisicamente le metropoli giapponesi. Morikawa si spinge molto più in là. Egli ritiene che Tokyo possa essere considerata come un'unica enorme stanza privata. Si tratta di una comunità di interessi e di uno stesso gusto. Nel libro Learning from Akihabara - The birth of Personapolis, Morikawa, docente di architettura alla Waseda Daigaku, descrive esaurientemente la sua teoria. Ciò che è decisamente innovativo in questo studio, che per certi versi riprende le idee di Ueda Atsushi, è l'attenzione all'ambiente rinunciando alle speculazioni della psicologia del profondo. L'analisi delle metropoli e della loro vita permette di elaborare una psicologia sociale e un'antropologia delle kogyaru molto più interessante e autentica. In conclusione, l'importanza che le kogyaru rivestono è dovuta soprattutto all'ambiente metropolitano che hanno creato.

[FRA]Kogyaru.
13 settembre 2003. Le terme kogyaru, souvent écrit même kogal, est un néologisme giapponese né dans les ans '90, et est composé d'un gairaigo (mot d'origine étranger), gyaru (forme giapponese du slang américain gal, fille) et de je prefixe, ko (enfant). Kogyaru signifie petite fille, gamin, et indique les jeunes japonaises entre les quinze et vingt ans environ à la recherche d'un look détail et une existence spensierata typique de leur âge. L'etimologia du terme kogyaru est donc simple et il ne doit pas fournir l'occasion pour absurdes interpretazioni (1). Ko est un suffixe employé même dans les noms féminins (par exemple Haruko, Keiko, et cetera.) et il a une valence de vezzeggiativo. Ailleurs il est connu comme pour la esthétique giapponese ce qui est petit devient joli et gracieux. La tentative du sociologue Sharon Kinsella d'interpréter le kogyaru comme un phénomène de contestazione produit de la societé consumistica est aberrant et dépourvu de fondation scientifique. Le kogyaru se posent objectes vous bien divergés de ceux supposés de Kinsella. Avant tout s'amuser, ensuite s'amuser et encore s'amuser. Leur devise est : "Si tu le trouves amusant ne pas te demander purquoi". Qu'il y a d'étrange si les gamins veulent passer des journées agréables ? Entre les activités préférées du kogyaru il y a danser la parapara. La parapara est une dance déjà en voga dans 2000 qui se danse muovendo les bras et jambes dans une mode un po 'figurée. Cependant le balai de la parapara est surtout créer la reconnaissance dans le groupe, en vous identifiant traverse l'imitation des mouvements de danse. Du point de vue anthropologique le geste permet même l'intégration embrasser- temporelle à travers la modulation des formes et du mouvement. Selon André leroi- Gourhan l'esthétique constitue l'évolution humaine ensemble alla technicien et al langage. Ce trittico etnologico composé de technique, de langage et esthétiques a un caractère différent nell'dernière instance. En effet l'esthétique n'est pas déterminée seulement de la societé, mais l'individu est conscientement libre du choix et peut même créer. Le kogyaru rispecchiano ces analisi etnologica. Elles ne cherchent pas exclusivement l'homologation, plus plutôt recherchent la création qu'un style individuel. Donc définir un habillement typique du kogyaru serait impropre. Certainement elle déroule un rôle important la divisée scolaire qui a des centaines varier, ainsi combien les instituts égouttas nous. À cela on ajoute la faculté de changer quelques indumenti, comme par exemple les socquettes. En particulier, les socquettes plus en voga entre le kogyaru sont le ruuzu sokkusu (socquettes larges et pendentifs, de l'inglese loose socks). Ces socquettes larges de couleur blanche retombent sur les chaussures en les couvrant partiellement. La jupe, habituellement une jupe courte bleue sombre, s'est developée dans une minijupe à des échecs semblable à la tartan, de couleur consono au reste de divisée. La foggia de la divisée scolaire peut être au canotier (seeraa fuku, de l'inglese sailor), mais même un tailleur jumelé à une cravatte. Il s'agit de toute façon d'élaborations sur les devises du college de tout monde, auquel on ajoute goûte esthétique du kogyaru. Cependant l'habillement du kogyaru serré à la n'est pas divisé scolaire, même si celle-ci est particulièrement aimée, parce que symbole du status d'étudiante et donc icona de la jeunesse. Pour une certaine période ils ont été à la mode les zatteroni, les bourrées les hautes et bottes, mais même le pantalon large à patte d'éléphant. En somme, un ripescaggio de l'habillement des ans '70. Tout à l'enseigne du très colorié, des couleurs du pastel, de l'fluorescent, de quelque chose qui soit toujours voyant et evident. Cela avec le balai de se distinguer absoluement. La devise du kogyaru est : "Être si même". Pour qui il est extérieur et peu confidente avec ce monde, le kogyaru peuvent apparaître toutes égales. Pourtant les groupes et les diverses dénomiantions sont extrêmement différents. Une attentive reconnaissance révélera comme réellement chaque kogyaru soit une individualité avec ses goûts et des tendances. Donc, en ce qui concerne l'habillement, on ne peut pas fixer un style unique. Je truque employé emploie souvent fondotinta bleus ou blancs qui agrandissent les yeux. Le rouge à lèvres est très clair, rose pâle ou bien bleu- violetto. Ce je truque à des fois du relief sulla pelle bronzée, dicte ganguro. Ganguro gyaru est même le nom des filles qui vantent un bronzage excessif. Même la yamanba, autre celebre groupe de filles trasgressive, ont l'usage de se bronzer artificiellement. Les cheveux du kogyaru je suis souvent décolorés châtain clair (chapatsu), ou bien le plus voyant blond platine avec des reflets d'argent. Pour exigence de clarté, il faut ajouter que se teindre les cheveux il ne représente plus une stranezza en considérant que cette pratique existe de siècles en Occident. Se teindre les cheveux était une moda déjà présent entre les matrone de l'Empire Romain. Beaucoup de revues ont été dédiées au kogyaru, en consacrant leur status de phénomène social et peut-être en foulant une po 'main sur une réalité juvénile qui n'a rien de eclatante. Entre ces revues nous nous rappellons d'"Egg", "Urecco" et "Cream". Selon Urasawa Naoki (2), le mouvement juvénile giapponese répéterait certains stilemi des ans '70, spécialement dans l'esthétique, tu prives cependant de la même idéologie. Urasawa retient que l'époque actuelle est marquée d'une basse croissance ddémographique et cela empêcherait la formation d'un mouvement très nombreux. Redimensionner l'impact de la culture juvénile giapponese ne signifie pas l'ignorer. Plus plutôt il faut considérer mieux autres éléments de la societé qui restent des invisibili à cause de beaucoup clamore. il vous réussit, par exemple, Morikawa Kaichirou qui élabore une théorie complexe sur les metropoli japonais. Auparavant nous avions fait signe comme le kogyaru avec leurs activités complétaient les formes et les rythmes des metropoli en modulant l'espace et le temps. En mots simples, des metropoli est ce qui se déroule dans elle plutôt que l'espace artificiel des édifices. Donc le kogyaru est qui créent physiquement les metropoli japonais. Morikawa se pousse beaucoup plus dans là. Il retient que Tokyo puisse être considéré comme une unique enorme chambre privée. Il s'agit d'une comunnauté d'intérêts et d'un même je goûte. Dans le livre Learning from Akihabara - The birth of Personapolis, Morikawa, docente d'architecture à la Waseda Daigaku, décrit exhaustivement sa théorie. Ce qu'il est décidément innovateur dans ce j'étudie, que pour certains vers il reprend les idées d'Ueda Atsushi, est l'attention à l'ambient rinunciando aux spéculations de la psychologie du profond. Les analisi des metropoli et de leur vie permet d'élaborer une psychologie sociale et une anthropologie du kogyaru beaucoup plus intéressant et authentique. En conclusion, l'importance que le kogyaru revêtent est dû surtout à l'ambient metropolitano qui ont créé.

# Posté le mardi 12 décembre 2006 06:22

Modifié le mardi 12 décembre 2006 06:33

HARAJUKU STYLE

HARAJUKU STYLE
Il Giappone e il terremotodei "ragazzi Harajuku"
di FEDERICO RAMPINI


TOKYO - La cantante pop californiana Gwen Stefani le imita e le esalta nella sua canzone Harajuku Girls. Spuntarono dal nulla in una domenica d'estate del 1997 che sembra lontanissima, oggi sono un'attrazione mondiale, le teen-agers che hanno reso celebre il quartiere Harajuku di Tokyo. Passano i weekend lì, a passeggiare sulla Omote-sando, a mangiare crèpes dolci e profumate, a far niente, a sorridere disinibite e a tirare la lingua ai fotografi. Sfoggiano ogni weekend cento nuove mode che elaborano loro con un'unica regola: non esistono regole, cioè gli stilisti e le grandi marche non contano più nulla, perché a comandare sono i capricci individuali e la fantasia bizzarra delle Harajuku Girls.

Il travestimento
Combinano stracci vecchi insieme a costosi capi firmati delle loro mamme; abiti da samurai o da geisha dell'antica tradizione giapponese; divise regolamentari da scolaretta-lolita provocatoriamente accorciate; accessori punk-gotico o neohippy o da clown o quant'altro suggerisce una immaginazione maliziosa. È nato come un gioco, è cresciuto fino a diventare un fenomeno di costume e un pezzo di antropologia contemporanea. Attira giovani emuli da tutto il Giappone. Seduce stilisti italiani francesi e americani in pellegrinaggio qui alla ricerca d'ispirazione. Un fotografo d'arte, Shoichi Aoki, ha dedicato anni della sua carriera a collezionare i ritratti di centinaia di Harajuku Girls, ciascuna con il suo personalissimo travestimento. Poi è spuntato un trend concorrente nel vicino quartiere di Shibuya, con le Shibuya Girls dallo stile più sexy, decise a farsi notare dagli animatori di show televisivi: è nato un magazine dedicato solo a loro. Con il radicale rifiuto di farsi dettare le mode da altri, con la loro inventiva sfrenata, i teenagers giapponesi hanno una lunghezza d'anticipo sui nostri, e il mondo intero se n'è accorto.

Che l'Occidente sia invaso da miti e stili venuti da Tokyo non è una novità. Il sushi è la dieta più diffusa da Soho a Brera, il regista americano Quentin Tarantino ha venerato l'estetica marziale del cinema nipponico nei cult-movie Kill Bill, Louis Vuitton fa disegnare le borse da Murakami Takashi, e la giovane avanguardia artistica di Tokyo cresciuta sui fumetti manga è la vera erede di Andy Warhol. Quello che non era ancora chiaro, però, è quanto questo nuovo Giappone sia diventato "il" Giappone: quanto cioè la vena trasgressiva, individualista e anarchica è diventata un tratto forte della fisionomia nazionale.

L'intuito di Koizumi
A intuirlo è stato per una volta un leader di governo, il primo ministro Junichiro Koizumi. Il trionfo alle elezioni dell'11 settembre, che gli ha garantito una maggioranza parlamentare schiacciante, è più di un evento politico. È la rivelazione di una metamorfosi nazionale. Non importa che il suo partito liberaldemocratico sia al potere da mezzo secolo, né che a 63 anni compiuti il premier appartenga alla generazione dei nonni delle Harajuku Girls. Il carisma che Koizumi sprigiona, il personaggio pubblico che si è costruito abilmente in questi anni la dice lunga sulla sua scelta di campo lungo la linea di frattura generazionale. È divorziato e single in un paese dominato per secoli dal rispetto confuciano dei valori familiari. Ha lanciato un cd-compilation delle sue canzoni preferite di Elvis Presley e si lascia fotografare con le star del cinema e della pop-music nelle discoteche della Tokyo by night. Porta capelli lunghi e vestiti casual invece del doppiopetto grigio dei suoi colleghi. È rilassato e divertente davanti alle telecamere, non ossequioso e reticente come gli altri politici.

Soprattutto, in una civiltà che era dominata dalla cultura del gruppo, dall'obbedienza alle regole dell'organizzazione (esercito o azienda, scuola o famiglia), da un conformismo disciplinato, Koizumi è un monumento vivente all'individualismo. Ha personalizzato la campagna elettorale, ha umiliato i notabili del suo partito, ha fatto politica usando il pronome "io". Inoltre il suo cavallo di battaglia - la privatizzazione delle Poste - è una rottura con decenni di assistenzialismo, è l'abiura di un dirigismo economico quasi socialista, l'inizio della fine del "capitalismo comunitario" made in Japan. Koizumi recita la sua parte in modo da smentire tutto quello che credevamo di sapere sul Giappone. Il risultato delle urne gli ha dato ragione. C'era qualcosa di serio dietro gli estrosi sberleffi creativi delle Harajuku Girls.

Il post-industriale
Da quando nel 1989 la grandiosa macchina da guerra dell'economia giapponese si è fermata, alla sclerosi dell'establishment economico e dell'antico ordine sociale ha risposto una formidabile esplosione di creatività, dal design alla moda, dalla musica alla pittura d'avanguardia. Un'analogia storica è con l'Inghilterra degli anni Sessanta: la stessa transizione dolorosa verso una società post-industriale, la decadenza di un vecchio ordine sociale moralista e conservatore, la lacerazione generazionale che là generò i Beatles e i Rolling Stones, Mary Quant e la Mini Morris, gli hooligans e Arancia meccanica.
Per capire quanto sia dirompente la frattura generazionale a Tokyo basta il termine con cui i giapponesi definiscono chi ha meno di trent'anni: shinjinrui, letteralmente "la nuova razza". Quasi che agli occhi del vecchio Giappone fossero dei mutanti, alieni venuti da un altro pianeta. Nella sua fascia più giovane la nuova razza non presenta sempre il volto giocondo o stralunato delle Harajuku Girls. C'è un lato oscuro, tragico e violento della ribellione. I giovani che respingono la tradizione e l'autorità degli anziani non lo fanno solo componendo simbolici caleidoscopi di vestiti colorati. Da dieci anni la polizia giapponese registra una escalation della criminalità minorile. I teen-agers tra i 14 e i 19 anni, pur rappresentando solo il 7% della popolazione, sono coinvolti nel 50% degli arresti per crimini violenti, inclusi gli omicidi. Di fronte a forme di severità e disciplina scolastica ancora (per noi) ottocentesche, esplodono improvvise e incontrollabili delle vere e proprie "epidemie" di insubordinazione selvaggia, spesso fin dalle classi elementari.
Tra le studentesse liceali di buona famiglia dilaga la prostituzione occasionale, per procacciarsi denaro con cui comprare abiti firmati e gadget elettronici di lusso. Dietro l'apparenza gioiosa dell'individualismo trasgressivo talvolta appare il baratro della disperazione. Una insegnante di scuola media di Okinawa ha raccontato quel che accadde il giorno in cui diede agli studenti un tema in classe su "che tipo di persona volete diventare da grandi e quali cose volete realizzare nella vostra vita". Alcuni rimasero a lungo con gli sguardi fissi nel vuoto senza scrivere una riga, poi scoppiarono a piangere.

Generazione senza padri
I sociologi alla ricerca di una spiegazione razionale l'hanno chiamata "la generazione senza padri". Non tanto per via di divorzi e separazioni (pure in aumento), quanto per l'etica del lavoro che ha regolato e continua a stritolare la vita di molti maschi adulti: al servizio dell'azienda dall'alba alle dieci di sera, spesso anche il sabato e la domenica. I ragazzi sono cresciuti senza quasi mai incontrare il padre. Un'assenza resa oggi più destabilizzante dal fatto che le donne si rassegnano sempre meno alla tradizionale gerarchia nei ruoli familiari.
Crescendo questi teen-agers scoprono un'altra economia giapponese che per i loro padri sembra una giungla misteriosa e feroce. Addio alla tranquilla prevedibilità della vita dell'uomo in doppiopetto grigio, ai binari che portavano dalla scuola all'università all'azienda, al tran tran della carriera d'ufficio con il posto garantito fino alla pensione. Il 50% dei giovani giapponesi che lasciano gli studi dopo la maturità, e il 30% dei laureati, cambiano lavoro almeno ogni tre anni. Perché quindici anni di stagnazione economica hanno inaridito gli sbocchi; perché anche le multinazionali giapponesi delocalizzano in Cina e tagliano i costi fino all'osso; infine perché i giovani stessi aborriscono l'idea del posto fisso a vita che dava sicurezza ai padri.
"Il part-time ha avuto un'esplosione che sarebbe stata impensabile nel Giappone di una volta - osserva l'economista Takuro Morinaga autore de L'economia della sopravvivenza - oggi più di un terzo degli occupati lavorano a tempo parziale, con contratti a termine, o altre forme instabili e precarie. In questa evoluzione è l'intera società giapponese ad avere subito una trasformazione drastica". È una società dura, dove il costo della vita è tra i più cari del mondo ma il 40% dei lavoratori a part-time guadagna meno di 750 euro al mese. Tuttavia il mondo giovanile ha interiorizzato questa insicurezza fino a trasformarla in una scelta di vita, in un sistema di valori. Lo conferma il consolidarsi nel gergo corrente del neologismo coniato per i giovani che fanno lavoretti brevi, precari e dequalificati, con l'orgoglio o l'illusione di essere più liberi: si chiamano "freeter", un'invenzione giapponese che unisce l'inglese "free" (libero) col tedesco "Arbeiter" (lavoratore). È questo il cambio di atmosfera che Koizumi ha cavalcato proponendo più mercato e meno Welfare, un futuro ancora più flessibile e senza garanzie.

Guerra e nazionalismo
Non tutto quel che dice e fa Koizumi è uno specchio fedele della nuova razza. Il 35enne Takahashi Jun, ex cantante punk dei Tokyo Sex Pistols, habitué di Harajuku, oggi è lo stilista di avanguardia considerato l'erede di Miyake Issey. Quando il premier va a visitare il tempio Yasukuni dove sono onorati dei criminali di guerra, facendo infuriare Cina e Corea, secondo Takahashi "rappresenta un punto di vista della sua generazione, un vecchio atteggiamento che non corrisponde ai sentimenti di tutti i giapponesi". Con la sua decisione di mandare truppe giapponesi in Iraq, Takahashi è secco: "Non capisco come possa farla franca". Tuttavia neanche i giovani sono impermeabili al revival del nazionalismo.
È arduo leggere dentro l'animo dei shinjinrui, gli under 30, capire cosa pensano di grandi temi come la guerra, il passato imperialista, in un paese dove su Nanchino Pearl Harbor e Hiroshima si è steso per decenni un velo di ambigua reticenza. Murakami Takashi, che oltre a disegnare per Vuitton è il guru dell'arte visuale d'avanguardia, porta in giro per il mondo un'esposizione di pittori giapponesi intitolata Little Boy, il nomignolo che gli americani diedero alla prima bomba atomica. Le immagini dei giovani artisti mescolano con geniale disinvoltura il linguaggio della pubblicità e quello dei videogame, l'iconografia buddista e i fumetti pornografici; Godzilla, il fungo atomico e lo tsunami. L'occhio occidentale rimane turbato dal continuo accostamento di immagini di bambine e violenza, con quella venatura di pedofilia presente in tanti fumetti giapponesi divorati da milioni di lettori di ogni età e sesso. Nella pop-art nipponica appaiono altre creature infantili dai corpi minuscoli (Little Boy) e dalle teste immense, con lo sguardo incollato agli schermi dei computer, che giocano alla distruzione del mondo. Ricordano i ragazzi veri che incontri a migliaia ogni sabato sera in quei formicai luccicanti di fantascienza che sono le sterminate sale di videogiochi di Tokyo. Loro sono i gemelli delle Harajuku Girls. Dopo la discoteca, quando l'ultimo metrò è partito e tornare a casa in taxi (data l'immensità della megalopoli) costerebbe lo stipendio di un mese, i ragazzi affittano a ore dei loculi elettronici, isolati ovattati e confortevoli come piccole capsule spaziali, dove si può passare la notte immersi nello stordimento degli effetti speciali. Si isolano nella tempesta magnetica della realtà virtuale, finché scivolano nel sonno per qualche ora. Quando sorge il sole il giovane popolo della notte riemerge sbadigliando dalle migliaia di celle dei videogame, con gli occhi gonfi e i timpani indolenziti. È l'ora di tornare al lavoro part-time, l'alba di una nuova giornata da "freeter".

ENGLISH VERSION
TOKYO - Californian singer POP Gwen Stefani imitates to them and she exalts to them in its song Harajuku Girls. They dulled from the null one in a Sunday of summer of 1997 that seems farthest, today are a world-wide attraction, the teen-agers that they have rendered celebre the Harajuku quarter of Tokyo. The weekend pass lì, to take a walk on the Omote-sando, to eat crèpes sweet and perfumed, to make nothing, sorridere disinhibited and to pull the language to the photographers. Sfoggiano every weekend one hundred new mode that they with an only rule elaborate: rules do not exist, that is the designers and the great Marches do not count nuller, because to command they are the whims characterizes them and the fantasy bizzarra of the Harajuku Girls. The disguise Arranges old rags with to expensive signed heads of their mothers; dresses from samurai or geisha of the ancient Japanese tradition; shortened prescribed uniforms from scolaretta-lolita provocatively; accessories punk-gotico or neohippy or from clown or quant' other suggest one malicious imagination. It is been born like a game, it has grown until becoming a phenomenon of custom and a piece of contemporary anthropology. It attracts young people emulates from all Japan. Seduce French Italian designers and Americans in pilgrimage here to the inspiration search. A photographer of art, Shoichi Aoki, has dedicated years of its career to collezionare ritratti of hundred of Harajuku Girls, ciascuna with its most personal disguise. Then a trend is dulled concurrent in close quarter of Shibuya, with the Shibuya Girls from the style more sexy, is decided attract attention from the entertainers of show television: a magazine only dedicated to they is been born. With the radical refusal it is made to dictate the mode from others, with their unbridled inventiveness, the teenagers Japanese they have a length of advance payment on ours, and the entire world if n' it is shrewed. That the West is invaded from myths and styles come from Tokyo innovation is not one. The sushi it is the diffused diet more from Soho to Brera, the director American Quentin Tarantino venerato aesthetic the martial one of the Japanese cinema in the cult-movie Kill Bill, Louis Vuitton makes to design the ags from Murakami Takashi, and the young artistic vanguard of Tokyo grown on the comic strips manga is the true heir of Andy Warhol. What it was not still clear, but, this new Japan is how much has become "" Japan: how much that is the trasgressiva, individualista and anarchical vein has become a feature strongly of the national appearance. The intuito one of Koizumi To intuirlo has been in order once a government leader, the first minister Junichiro Koizumi. The triumph to the the 11 elections of september, than it has guaranteed a majority crushing parliamentarian, is more than a political event. National metamorphosis is the detection of one. It does not import that its liberaldemocratico party is to the power from average century, neither that to 63 completed years the premier belongs to the generation of the grandfathers of the Harajuku Girls. The carisma that Koizumi gives off, the public personage that has constructed skillfully in these years says it long on its choice of long shot the line of generational fracture. He is divorced and single in a country dominated for centuries from the confucianist respect of the familiar values. A cd-compilation has launch of its preferred songs of Elvis Presley and it lets to photograph with the star of the cinema and the POP-MUSIC in the discotheques of Tokyo by night. Door long and dressed hats casual instead of doppiopetto the gray of its connects. It is rilassato and amusing in front of the television cameras, not ossequioso and reticente like the other politicians. Above all, in a civilization that was dominated from the culture of the group, from obedience to the rules of the organization (army or company, school or family), from a disciplined conformismo, Koizumi are a monument living to the individualismo. It has personalized the electoral campaign, has humiliated the notables of its party, has made political using pronome "I". Moreover its warhorse - the privatization of the Mail - is a breach with decades of assistenzialismo, is the abjuration of nearly socialist an economic state planning, the beginning of the end of "communitarian Capitalism" made in Japan. Koizumi recites its part so as to to refute all the one which we believed of knowing on Japan. The result of the urns has given reason to it. There was something of serious behind the estrosi sberleffi created you of the Harajuku Girls. The post-manufacturer From when in 1989 the huge machine from war of the Japanese economy has been stopped, to the sclerosis of the establishment economic and the ancient social order has answered one formidable outbreak of creativity, from the fashionable design, music to the vanguard painting. An historical analogy is with England of years Sixty: the same painful transition towards a society post-manufacturer, the forfeiture of an old moralista and conservative social order, the generational laceration that generated the Beatles and the Rolling Stones, Mary Quant and Morris Miniums here, the hooligans and mechanical Orange. In order to understand how much the generational fracture to Tokyo is shattering enough the term with which the Japanese they define who has less than trent' years: shinjinrui, literally "the new race". Nearly that to the eyes of old Japan they were of the mutants, averse come from an other planet. In its the new race wraps more young person does not introduce always the stralunato face giocondo or of the Harajuku Girls. There is a dark, tragic and violent side of the rebellion. The young people that reject to the tradition and the authority of old not it make alone composing symbolic dressed kaleidoscopes of color to you. From ten years the Japanese police records one escalation of minorile crime. The teen-agers between the 14 and 19 years, also only representing 7% of the population, they are been involved in 50% of the arrests for violent crimes, included the homicides. Of forehead to shapes of severità and scholastic discipline still (for we) nineteenth-century, they explode unexpected and uncontrollable of the true and own "epidemics" of wild insubordination, often since the elementary classes. Between the liceali students of good family the occasional prostituzione spreads, for procacciarsi money with which buying dresses signed and gadget electronic of lusso. Behind the joyful appearance of the trasgressivo individualismo sometimes the abyss of the desperation appears. Teaching of medium school of Okinawa has told those that the day happened in which gave to the students a topic in class on "that type of person you want to become from large and which things you want to realize in your life". Some remained to along with the fixed looks in the empty one without writing a line, then burst to cry. Generation without fathers the sociologists to the search of an explanation rations them has called "the generation without fathers". Not as well as for via of divorces and separations (also in increase), how much for ethics of the job that it has regulated and it continues to stritolare the life of many adult males: to the service of the company from the dawn to the ten of evening, often also the saturday and Sunday. The boys have grown without nearly never to meet the father. A rendered absence today more destabilizing from the fact that the women rassegnano less and less to the traditional hierarchy in the familiar roles. Growing these teen-agers they discover an other Japanese economy that for their fathers seems one giungla mysterious and feracious. Goodbye to the calm prevedibilità of the life of the man in doppiopetto gray, to the railroads that carried from the school to the university to the company, to the tran tran of the career of office with the place guaranteed until the pension. 50% of the Japanese young people that leave the studies after the maturity, and 30% of the graduated ones, change to at least every job three years. Because fifteen years of economic stagnazione have become parched the outlets; because also the Japanese multinationals delocalizzano in China and cut the costs until to the bone; finally because the same young people abhor the idea of the fixed place to life that gave emergency to the fathers. "the part-Time has had an outbreak that would have been unthinkable in Japan once - observes the economist Takuro Morinaga today author de the economy of the survival - more than a third party of the occupied ones they work to partial time, with contracts unstable a.termine, or other shapes and predecay. In this evolution drastic transformation is the entire Japanese society to to have endured one ". It is a hard society, where the cost of living is between more the beloveds of the world but 40% of the workers to part-Time earn less than 750 euro to the month. However the juvenile world has interiorized this insecurity until transforming it in one chosen of life, in a system of values. The confirmation consolidating in the jargon current of the neologism coined for the young people that they make lavoretti short, prebeloveds and dequalificati, with the pride or the illusion of being freer: they are called "freeter", "free" a Japanese invention that joins English (free) with the German "Arbeiter" (working). The atmosphere change is this that Koizumi has ridden proposing more market and little Welfare, a future more flexible anchor and without guarantees. War and nationalism all those that says and ago Koizumi is not one faithful mirror of the new race. 35enne the Takahashi Jun, former singer punk of Tokyo Sex Pistols, habitué of Harajuku, today is the considered designer of vanguard the heir of Miyake Issey. When the premier it goes to visit the tempio Yasukuni where they are it honors to you of the war criminals, making to infuriate China and Korea, according to Takahashi "represents a point of view of its generation, an old attitude that does not correspond to the feelings of all the Japanese". With its decision to send Japanese troops in Iraq, Takahashi is dry: "I do not understand as it can make it frank". However neanche the young people are impermeable to the revival of the nationalism. He is arduous to read within the mind of the shinjinrui, under the 30, to understand what they think about great topics like the war, the imperialist past, in a country where on Nanchino Pearl Harbor and Hiroshima a veil of ambiguous reticenza has been spread for decades. Murakami Takashi, than beyond designing for Vuitton is the guru of the visual art of vanguard, door in turn for the world an exposure of Japanese painters entitled Little Boy, the nickname that the Americans gave to the first atomic bomb. The images of the young artists stir with brilliant disinvoltura the language of the publicity and that one of the videogame, the buddhist iconography and the pornografici comic strips; Godzilla, the atomic fungus and the tsunami. The western eye remains upsotten from the continuous approach of images of children and violence, with that venatura of pedofilia present in many divorati Japanese comic strips from million readers of every age and sex. In the Japanese POP-ART other infantile creatures from the bodies small letters (Little Boy) and from the witness appear immense, with the look glue to the screen of the computers, that they play to the destruction of the world. The true boys remember who you meet to migliaia every saturday evening in those formicai luccicanti of fantascienza that they are the exterminated ones knows them of videogiochi of Tokyo. They are the twins of the Harajuku Girls. After the discotheque, when the last one metrò is separated and to return to house in taxi (given the immensity of the megalopoli) would cost the wage of a month, the boys affittano to hours of the loculi electronic, isolates to you stuffed with wadding and comfortable as small caps space them, where can be passed the night dipped in the stordimento of the special effects. They are isolated in the magnetic storm of the virtual truth, until slip in the sleep for some hour. When the young people of the night riemerge sbadigliando from the migliaia rise the sun of cells of the videogame, with the swollen eyes and the indolenziti eardrums. It is the hour to return to the part-Time job, the dawn of one new day from "freeter".

# Posté le vendredi 08 décembre 2006 14:00

Harajuku Kitty

Harajuku Kitty
Harajuku Kitty version 1.0
This is the first time that Harajuku Kitty have a blog on SkyBlog!
O
f course i'll be so nice if you would leave a "welcome-comment" to me...
So,
let's talk a little bit about ME..
i
'm a girl,19,from Italy with a passion for japanese style...Harajuku,Ganguro,Kogyary...and all those style are wearing by my favorite character..Hello Kitty!!
I
love her,is the most beautiful little cat in the world!!!
Uh
m..what else?
Ch
eck out this blog and enjoy Harajuku Kitty Style!!!!
*°*
Kisses*°*

# Posté le jeudi 07 décembre 2006 04:09